Sanremo

Sanremo 2024 le pagelle di Don Stefano Cortesiano

Puntuali come sempre le pagelle sanremesi di don Stefano Cortesiano. Si è concluso da qualche ora il 74mo Festival della Canzone Italiana e don Stefano, che ha seguito per intero la Kermesse canora ci dona le sue pagelle: un commento del testo e un riferimento biblico. Un mix nuovo, particolare che permette di leggere in un’ottica diversa le canzoni ascoltate in queste sere e che sono destinate ad accompagnarci lungo quest’anno.

Alessandra Amoroso

 Fino a qui: «Sarà che questa vita non la prendo mai sul serio, e che magari un giorno me ne pento». Prima partecipazione al Festival per Alessandra Amoroso, corteggiata per diversi anni la cantante salentina porta un brano classico che richiama un po’ i primi anni della sua carriera. Il testo della canzone è un convincersi che «fino a qui tutto bene» anche se «lentamente cado giù da un grattacielo». È un convincersi appunto che le cose vadano, un non voler affrontare la realtà di ciò che ci circonda; il problema è che ogni realtà ignorata prepara la sua vendetta, che nella vita non possiamo sempre fingere per compiacenza a noi e agli altri. Il problema non è cadere, quello succede a tutti, il problema è saper dare un nome alle cadute e sapersi rialzare da esse

Voto – Sir 2, 2-4: «Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose»

Alfa

Vai: «Tu non guardare indietro mai e vai». Prima partecipazione del giovanissimo Alfa (23 anni) che l’anno scorso non poté partecipare a Sanremo Giovani per colpa della febbre. Porta un brano ritmato e allegro tipico delle sue corde ma soprattutto tipico della sua età; infatti essere giovani vuol dire anche un po’ avere questa «sana sconsideratezza», inseguire i propri sogni avendo «il cielo come limite». Ma come restare in equilibri tra la sana e la cattiva sconsideratezza? Facile: trovare una persona con cui camminare, con cui confrontarti che ti aiuti a «puntare il sole ma non come Icaro»

Voto – Gn 3, 1-3: «Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: “Alzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico”. Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore.»

Angelina Mango

La noia: «Muoio senza morire in questi giorni usati». Angelina Mango, figlia d’arte, porta al Festival della canzone italiana un testo scritto anche con Madame e il tema affrontato reputo sia molto interessante: sapersi annoiare; rimanere soli con sé stesso. Uno dei grandi pericoli che corriamo oggi è quello di riempirci le giornate per non dare ascolto al nostro «io interiore»; magari facciamo anche cose sane e belle, volontariato, laboratorio, attività sportive; per non poter rimanere un attimo soli con noi stessi, si cerca in tutti modi di «vivere senza soffrire» e sembrerebbe una gran cosa, ma in realtà «non c’è croce più grande» perché è proprio dalla sofferenza che si può capire chi sono e come posso affrontare ciò che mi capita.

Voto – Gen 32, 25, 28-29: «Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Gli domandò: “Come ti chiami?”. Rispose: “Giacobbe”. Riprese: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!”»

Annalisa

Sinceramente: «quando piango, anche se a volte mi nascondo, non mi sogno di tagliarmi le vene». Annalisa partecipa al festival di Sanremo con un brano in linea con quanto proposto dall’artista negli ultimi tempi, una ballata pop che ti entra subito in testa. Sinceramente parla anche di dolore, ma sembra essere un invito a viverlo il dolore, a non sfuggirlo ma neanche a farsi sopraffare da esso; fa parte del percorso; e solo vivendolo, e imparando da esso ci si può totalmente abbandonare, essere «sinceramente tua/tuo». È un po’ scegliere tra Giuda (colui che si fa sopraffare dal dolore e sceglie la via della morte) o Pietro (colui che invece sceglie di imparare dal dolore).

Voto – Lc 22, 61-62: «Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente»

BigMama

La rabbia non ti basta: «Hai cose da dire, se ti perdi segui me». Primissima partecipazione per BigMama che l’anno scorso abbiamo incontrato nella serata cover con Elodie porta un brano dal testo delicato e dal ritmo incalzante. Eh si quando si parla di rabbia c’è sempre un po’ di “disagio” come se fosse un’emozione da evitare, da sotterrare nel proprio inconscio; invece è un’emozione da vivere proprio come le altre; canta bene però la giovane Marianna (vero nome di BigMama) «la rabbia non ti basa […] credere nei propri sogni salva». Il problema non è arrabbiarsi ma saper canalizzare quel movimento interiore che provoca la rabbia e portarlo invece a fiorire per poter dire «adesso sono un’altra»

Voto – Ef 4,26-27: « Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date spazio al diavolo»

BNKR44

Governo Punk: «Dammi una città, un governo punk». Esordio in gara per il gruppo toscano a Sanremo, dopo aver strappato un posto per la competizione durante Sanremo Giovani il collettivo di Villanova si presenta al Festival con una canzone che rispecchia molto il loro stile. Quante volte siamo passati da quella fase di ribellione, di controcorrente che generalmente chiamiamo adolescenza ma che in realtà attraversa diverse fasi della nostra vita al di là dell’età anagrafica; voglia di andare contro le leggi e le regole del gioco, un po’ la fase punk; il rischio è rimanere intrappolati in questa fase e la città che ci siamo costruiti dentro, una con governo punk poi diventa una «maledizione» e noi si rimane «fermi a guardare». Il rischio è rimanere schiavi delle nostre false autonomie, di ciò che ci fa credere liberi ma che in realtà ci fa desiderare che qualcuno «mi porti via da me, dai miei incubi e dai miei vizi». È proprio vero, preserva l’ordine e l’ordine preserverà te, anche se questo non vuol dire essere fermi e rigidi negli schemi, ogni tanto dare spazio al nostro governo Punk ci fa bene.

Voto – Dt 30, 19-20 : «io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui»

Clara

Diamanti Grezzi: «Cerco per strada l’amore, aspetto uno su un milione». Vincitrice di Sanremo Giovani e conosciuta per la canzone “Origami all’alba” della serie Mare Fuori. Clara ci presenta un pezzo in perfetta linea con lo stile della gara canora più conosciuta d’Italia, in cui si parla di un amore che ancora ha bisogno di crescere, di un amore in fase ancora conoscitiva che rischia, proprio perché all’inizio, di incappare nell’errore delle aspettative; «non saremo mai quello che poi ti aspetti»; e da un parte questo dovrebbe in realtà rasserenarci perché ci ricorda che non tutto è programmabile, non tutto dipende da me; alcune cose si devono vivere e lasciarsi lavorare come appunto diamanti grezzi che poi dopo un grande lavorio diventano pietre preziose, ci vuole pazienza e… perfetta letizia

Voto – Gc 1, 2-3: «Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza»

Dargen 

Onda Alta: «Siamo più dei salvagenti sulla barca. Sta arrivando, sta arrivando l’onda alta». Torna Dargen D’amico per la seconda volta al Festival di Sanremo, sta volta con una canzone che canzonetta non è. Il tema è molto forte: immigrazione e guerra; Dargen sceglie un ritmo dance, che richiama anche in parte la sua famosa canzone Dove si balla, cercando forse di farci immedesimarci con tutte quelle persone che parlano a proposito (o a sproposito) del tema dell’immigrazione e di morti in mare, e che affrontano l’argomento come se si stesse parlando di sacchi di noccioline. In questo dialogo surreale con un bambino Dargen avverte l’arrivo dell’onda alta e di una certa responsabilità che noi “adulti” dovremmo tenere forte e viva in noi: «se la guerra è dei bambini la colpa è di tutti quanti»; quando impareremo che siamo tutti forestieri, quando impareremo a cercare solo una cosa: Pace

Voto – Mt 18,5: « E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me»

Diodato

Ti muovi: «Cerchi l’ultima parte di me che crede ancora che sia possibile». Torna Diodato dopo la vittoria nel 2020 con un brano delicato e potente in perfetto stile Diodato. La canzone parla di avere la forza e la capacità di saper mettere la parola fine ad alcune situazioni e relazioni. Quanto è difficile saper mettere dei punti, quanto è difficile non voltarsi indietro ma quanto alle volte è liberatorio; saper apprezzare ciò che è stato ma andare avanti. Diodato in questa canzone ci mette in guardia dal non saper andare oltre, dal non saper dire basta; e questo diventa un limite, un pericolo perché ci spinge a «toccare il fondo, andare a fondo, fino in fondo». Quanto è importante non voltarsi indietro per non essere statue che non camminano più

Voto – Gen 19, 25-26: «[Il Signore] Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale»

Emma

 Apnea: «Non mi piace niente, ma tu mi togli il respiro». Emma porta una molto ritmata che richiama a tratti la dance degli anni 90. La cantante salentina canta di un amore che sembra vivere un paradosso; da una parte infatti appare chiaro la situazione precaria che c’è in questa relazione «è colpa mia se adesso siamo in bilico, ma è colpa tua, hai gli occhi che mi uccidono» però dall’altra parte la stessa relazione cerca trovare appigli per continuare a stare insieme «se avessi un telecomando non ti cambierei mai». Insomma la canzone parla di un amore “normale” che vive i suoi alti e i suoi bassi; un amore che il giorno prima è guerra e il giorno dopo è pace; un amore che manda in apnea, un amore che è in continua ricerca, ricerca che alle volte è fruttuosa e alle volte è amare, ma che non si ferma

Voto – Sir 3,2: «voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato»

Fiorella Mannoia

Mariposa: «Mi chiamano con tutti i nomi, tutti quelli che mi hanno dato». Fiorella Mannoia torna al Festival per la sesta volta, l’ultima volta 7 anni fa con la bella canzone “Che sia Benedetta” piazzatasi seconda quell’anno. La cantante porta sul palco una canzone di orgoglio femminile; con un ritmo molto “esotico” la Mannoia ci fa fare un giro attorno all’universo femminile e alla sua duttilità; ricordandoci un qualcosa che alle volte l’uomo dimentica «anche nel buio sono libera». Una libertà che non può essere tolta, sarebbe come togliere le ali ad una farfalla (proprio questo significa il titolo della canzone); allora la canzone portata da Fiorella Mannoia ci sprona ancora una volta a ricordarci la bellezza e il rispetto per l’universo femminile.

Voto – Lc 1, 26-27: «Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria»

Fred De Palma

Il cielo non ci vuole: «E anche se ti ho dato tutto di me, ti ho fatto solo piangere». Conosciuto soprattutto per i suoi tormentoni estivi Fred De Palma porta a Sanremo una canzone a tratti malinconica che parla di un amore finito (tema che in questo festival ricorre spesso). Il cantante parla di una relazione che porta ancora i postumi di una fine che sembra non voler davvero arrivare, «pieni di rimpianti fino all’overdose»; adesso tocca sperimentare un nuovo sentimento: la solitudine; «più spazio per essere soli»; il restare soli con se stessi alle volte può spaventare, ma alle volte è anche essenziale per fare ordine, per non riempirsi di “cose” che non mi aiutano a fare spazio; è la difficoltà che vive chi si lascia, riprendere a stare del tempo solo, per fare un recap e ripartire, se questa solitudine non si attraversa il rischio è di ricadere negli stessi errori

Voto – Gv 16, 32: « Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me»

Gazzelle

Tutto qui: «Vorrei guardare il passato con te». Gazzella esordisce al festival di Sanremo e non fa altro che Gazzelle. Tutto qui è il titolo della canzone con cui gareggia, una canzone d’amore alla Gazzelle, in cui l’artista desidera «scappare un po’ da Roma Nord» forse per evadere dal tram tram quotidiano che alle volte fa perdere la vitalità della relazione, si scappare per ricaricarsi e riscoprire la gioia del quotidiano che tende a sbiadire per riscoprire la bellezza di gesti semplici come «guardare il soffitto con te». Ricaricarsi per ricordarsi anche che per far sì che un rapporto funzioni diventa importante «spostare un po’ di me», de-centrarsi per far posto all’altro, che non vuol dire annullarsi, che non vuol dire scomparire, ma fare spazio, per riscoprirsi non essenziali ma corresponsabili

Voto – Dt 34, 4-5: «Il Signore gli disse: “Questa è la terra per la quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: “Io la darò alla tua discendenza”. Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!” Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo»

Geolier

I p’me, tu p’te: « O ciel’ c’ sta guardann’, quann’ chiov’ è pcchè s’é dispiaciut’ p’ mme, e p’ tté». Per la prima volta a Sanremo il giovane rapper napoletano porta una canzone scritta interamente in dialetto napoletano. La canzone parla di un amore finito, un amore che deve fare i conti con un dato importante: per amare è importante amarsi; infatti è lo stesso Geolier che nel testo dice: «Comm’ me può amà si nun t’am’» (come puoi amare se non ti ami); qui sta la chiave di successo delle relazioni: non posso dare agli altri ciò che non ho io. Attenzione questo non significa cadere nel becero narcisismo, amare se stessi sopra ogni cosa; ma significa semplicemente accettarsi per ciò che si è; questo è il regalo più bello che potremmo fare all’altro; da qui deriva la velicità di una coppia: «si vuò tuà ‘na lun’, vac’ a piglij’ e t’a port’ e pur si o’ facess’, tu nun fuss’ cuntent’» (Stanotte è solo nostra, se vuoi una luna, la prendo e te la porto ma se anche io lo facessi, non saresti comunque contenta». Amarsi significa riscoprire il mio valore, riscoprirmi prezioso

Voto – Is 43,4; «tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo»

Ghali

 Casa mia: «Casa mia, casa tua, che differenza c’è? Nessuna». Prima partecipazione al Festival per Ghali che ci fa riflettere sul vero significato di casa. La mia terra, diceva qualcuno, è dove poggio i miei piedi; ed è un po’ il messaggio che Ghali con questa sua canzone vuol far arrivare, infatti si domanda quale sia casa sua in quanto «dal cielo è uguale». Con questo brano siamo chiamati, in un tempo dove i confini sembrano così importanti da scatenare guerre «per tracciare un confine con linee immaginare bombardare un ospedale», a riscoprire nell’altro che ci sta accanto una casa che accoglie, fino a quando cercheremo nelle terre e negli oggetti la nostra dimora saremo sempre in guerra; l’altro è casa mia.

Voto: – Sal 127,1: «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori»

Il tre

Fragili: «E siamo fragili come la neve, come due crepe». Guido, vero nome di “il Tre”, si presenta per la prima volta nella città ligure e ci ricorda in maniera molto diretta e spicciola che ciascuno di noi risulta essere fragile; una fragilità di cui non possiamo fare a meno ma che dobbiamo accettare per poter convivere pacificamente con noi e con gli altri. Accettarsi fragili vuol dire compiere anche un altro passo importante che il cantante romano fa presente nel brano presentato al festival: saper chiedere perdono: «Scusami ma può succedere e scusami se ti ho fatto del male». Essere fragili, saper chiedere scusa, ci ricorda il Tre è la vera nostra forza

Voto – 41,14: «Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele; io vengo in tuo aiuto – oracolo del Signore -, tuo redentore è il Santo d’Israele»

Il volo

Capolavoro: «Prima di te non c’era niente di buono». Il Volo torna per la terza volta a Sanremo e presenta un brano classico del loro stile. Una canzone d’amore, un amore che rende la vita un capolavoro appunto, «come un fiore nel deserto», ed è così se ci pensiamo bene; in amore esistono solo superlativi assoluti, in amore si deve esagerare; l’amore è esagerato, esso è «una vela in mare aperto», è ciò che ci spinge ad uscire dal nostro guscio per scoprire nuove terre, nuovi paesaggi, certi che sono i dettagli a rendere un capolavoro tale

Voto – Ger 31,3: « Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele»

Irama

Tu no: «Il fondo è così gelido». Irama, dopo “Ovunque Sarai” ci porta un’altra ballata struggente. La canzone ci parla di quando anche la persona di cui ci fidavamo ci ferisce; e allora il ritornello sembra quasi un grido squarciato: «Tu no!», come a non riuscire a credere che anche la persona in cui confidavamo ci abbia traditi; ci abbia lasciati soli «però non c’eri quando volevo che tu fossi qui». Le relazioni alle volte ci portano ferite di cui portiamo le cicatrici per tutta la vita, la le cicatrici non sono per forza sempre una maledizione, sono anche ricordi che ci aiutano a crescere, a imparare dove non sbagliare, lasciando sempre aperto socchiuse e mai chiuse.

Voto – Sal 41, 10-11: «Anche l’amico in cui confidavo, che con me divideva il pane, contro di me alza il suo piede. Ma tu, Signore, abbi pietà, rialzami»

La Sad

Autodistruttivo: «l’amore spacca il cuore a metà». A loro primo Festival il gruppo La Sad porta un brano con un tema molto forte: la sofferenza. Sofferenza che alle volte può portare a «vomitare anche l’anima per sentirsi vivo» o ad «affogare in una lacrima». Penso che nel testo ci sia una ragione fondante che rende la persona autodistruttiva: «per loro non ha senso credere nei sogni». Ecco quando smettiamo di credere nei sogni, quando non li seguiamo più, quando smettiamo di sognare, è li che inizia il processo che ci porta all’autodistruzione. Invece diventa importante avere un sogno che fa sognare, un progetto per un domani; come è importante circondarsi di sognatori e di gente capace di inseguire i sogni insieme a noi

Voto – Mt 1,20: «Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore»

Loredana Bertè

Pazza: «e sono pazza di me, si perché mi sono odiata abbastanza». Torna sul palco più importante d’Italia la rockettara dai capelli blu, con un brano che pone l’accento sull’amor proprio. Diciamo che il brano cammina su una sottile linea su cui può essere facile inciampare; da una parte vi è l’importanza di non dare troppo adito a quello che dice la gente perché «prima ti dicono basta sei pazza e poi ti fanno santa» però bisogna anche stare attenti a non eccedere in questo amor proprio, perché si rischia davvero di pensare come dice Loredana nella canzone che «non ho bisogno di chi mi perdona io, faccio da sola». E qui può essere un tantino rischioso perché, come cantava anche qualcun altro, solo per perdono cambia un uomo, siamo sempre bisognosi di perdono

Voto – Cl 3,13; «Sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi».

Mahmood

Tuta Gold: «Mi hanno fatto bene le offese». Mahmood dopo due vittorie a Sanremo si presenta con un pezzo molto particolare anche nelle sonorità. Il testo parla di un ragazzo che si ritrova a pensare sulle domande della vita, sul passato, sul futuro; con le ansie tipiche di chi sembra avere ancora nuove strade e nuove prospettive: «se partirai dimmi tua madre chi la consolerà». Il futuro fa paura; il passato alle volte è un peso che ci portiamo appresso a cosa aggrapparci? Al presente! Esso, come insegna Kun Fu Panda, è un dono che si nutre di Passato per alimentare il futuro; il passato sarà meno oppressivo e il futuro farà meno paura se sarò radicato al presente!

Voto – Qo 7,10: «Non domandare: “Come mai i tempi antichi erano migliori del presente?”, poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza»

Maninni

Spettacolare: «abbracciami che è normale». Il cantante pugliese si presenta a Sanremo con uno dei pochi testi in cui si presenta un amore “spettacolare” appunto, che non abbia a che fare con la tossicità presentata da quasi tutti i suoi colleghi, verrebbe dire: c’è ancora speranza. Maninni ci parla di un amore non tutto rose e fiore, un amore che non si nasconde nello smielato sentimento che ci vendono come affetto; «ci saranno le giornate bastarde, quelle che non ce la fai più» ma riconosce anche che le difficoltà si superano insieme «ma abbracciami, abbracciamo che è normale». È normale, è normale pensare di non farcela più, per risollevarci c’è solo un modo: insieme

Voto – Is 41,10: « Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio.»

Mr. Rain

Due Altalene: «Io e te fermiamo il mondo quando siamo insieme». Dopo il successo dell’anno scorso, Mattia (vero nome di Mr. Rain) torna al Festival con una canzone che richiama molto supereroi, la storia è quella di un padre che ha perso dei figli. Il tema su cui gira tutta la canzone è che insieme si va davvero lontano; «ma non è facile se non sei con me», «vincerò solo con te tutte le guerre dentro di me». È vero, per superare i drammi più brutti, per andare avanti nella vita bisogna che ci sia qualcuno, perché, come diceva 3P Dio ci ama sempre tramite qualcun altro.

Voto – 1Gv 4,7: «Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri

Negramaro

Ricominciamo tutto: «Scendi, che ti aspetto: Ricominciamo tutto». Grande ritorno per la band Salentina, a distanza di 19 anni i Negramaro ripartano da Sanremo e per farlo portano un brano in cui si parla proprio del ricominciare. Alle volte le ripartenze sono necessarie, forse un po’ dolorose, ma invitabile, bisogna sempre ricominciare dall’inizio perché nell’inizio c’è tutto, tornare alle origini per ripartire perché «c’è sempre un pezzo che ci manca», «basta saper andare».

Voto – Lam 5,21: «Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo, rinnova i nostri giorni come in antico»

Renga e Nek

Pazzo di te: «Amarsi è semplice ma ingovernabile». Renga e Nek arrivano al palco del Festival della canzone italiana con un classico che non tramonta. Una canzone d’amore che inizia quasi “prendendosela” con l’amore «l’amore è stupido ma ti fa piangere» e poi in un crescendo sembra riappacificarsi con questo amore «l’amore è nobile è fatto di un metallo indistruttibile». A pensarci bene sono proprio le fasi d’innamoramento, quando fatichi per attirare le sue attenzioni e te la prendi un po’ con tutti per poi invece abbandonarsi alla bellezza dell’amore e di tutte le sue sfaccettature.

Voto – 1Cor 13,7-8: «Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine»

Ricchi e poveri

Ma non tutta la vita: «Dammi retta scendi adesso in pista». Un ritorno tanto atteso quello dei Ricchi e poveri che, nonostante l’età sembrano essere i più attivi come ritmo e come movenze. La canzone è un invito a non aspettare eternamente, ad andare, fare il passo decisivo, «ti giri un momento la notte è finita», a non giocare sempre e solo in difensiva perché è vero che ci sono certi treni che non passano più ma questi treni li prendi solo se hai il coraggio di andare alla stazione, di osare, la vita non ti aspetta, un po’ come cantano i ricchi e poveri: «tanto lo sai che ti aspetto, ma non tutta la vita»

Voto – Prv 3,28: «Non dire al tuo prossimo: «Va’, ripassa, te lo darò domani», se tu possiedi ciò che ti chiede»

Rose Villain

Click Boom: «Per me l’amore è come un proiettile». Prima partecipazione a Sanremo per Rose Villain, porta un brano dalla doppia anima, una strofa più intensa e sensibile mentre un ritornello da classico tormentone estivo. Nella canzone la cantante parla di un amore che non è perfetto ma non è nemmeno tossico, un amore imperfetto, un amore che è «come un proiettile, ricordo ancora il suono click boom». Nel testo la cantante afferma come aver fatto «entrare nel proprio disordine» l’altro; e in effetti due innamorati non scelgono altro che far entrare l’altro nel proprio disordine; per fare un nuovo ordine, per creare un nuovo disordine ancora più bello, ancora più complesso, non siamo alla ricerca della perfezione, ma alla ricerca di ciò che è perso per ritrovarci insieme.

Voto – Lc 19,10: «il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»

Sangiovanni

Finiscimi: «Io non so come si controllano le emozioni». Seconda partecipazione al festival di Sanremo per Sangiovanni che, a differenza della prima volta, porta un brano più intimo e denso. Sangiovanni parla di un amore finito che invita l’altro/a a mettere il punto definitivo, «Non avevo il coraggio di fare questo passo, e ora che l’abbiamo fatto capisco che ho lasciato». Alle volte bisogna semplicemente lasciare andare, fa male, è una fine, ma una fine nasconde sempre un nuovo inizio, una fine fa si che io arricchisca il mio bagaglio con la consapevolezza di dare sempre tutto se stessi. Sangiovanni c’invita a capire quali sono quelle situazioni, quelle relazioni che semplicemente dobbiamo finire perché non ci permettono di essere davvero felici, perché ci oscurano il vero bene

Voto – Mc 10,21: «Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”»

Santi Francesi

L’amore in bocca: «Io non sarò mai un porto sicuro in un mare calmo». Prima partecipazione a Sanremo per i Santi Francesi che provengono da Sanremo Giovani ma che sono anche vincitori dell’edizione 2022 di X-Factor. La canzone si fa forte della potenza del duo e gioca con la parola amore/amaro; infatti gli artisti piuttosto che dire la tipica espressione “l’amaro in bocca” dicono “l’amore in bocca”. Effettivamente quando una relazione finisce comunque vada qualcosa la lascia, lascia una scia di amore, anche se poi le cose cambiano, le persone prendono strade diverse, l’amore se vero non può non lasciare il segno «mi hai lasciato con l’amore in bocca». Dove vi è amore non vi può essere morte, le persone che abbiamo amate ci lasciano sempre qualcosa, sta a noi cogliere gli insegnamenti e farne teosoro

Voto – Gs 1,2: « Mosè, mio servo, è morto. Ora, dunque, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso la terra che io do loro, agli Israeliti»

The Kolors

Un ragazzo, una ragazza: «e lo sai, l’amore non si può cantare in una strofa da otto». Tornano i The Kolors al festival forti del grande successo estivo avuto con la loro Italo-disco; e seguendo l’onda del successo a Sanremo portano una canzone sulla falsa riga del tormentone. La canzone parla dell’incontro tra un ragazzo che cerca di rompere il ghiaccio con una ragazza «serve un’idea più del pane, vorrei parlarti ma ho paura di ghiacciare». È bello pensare alla spinta che può darti l’amore quando è forte, è davvero un moto capace di andare oltre le ansie, oltre le paure, l’amore vero ci fa andare senza indugio

Voto – Lc24,33: «Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme»

Stefano Cortesiano, sdb