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Formazione - Programmazione e Incontri formativi

Da: Conferenze sullo spirito salesiani di Don Alberto Caviglia. Edizione curata da Don Aldo Girando.

 

Quapropter magis satagite, ut per bona opera certam vestram vocationem et electionem faciatis. (Quindi, fratelli, cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione con le buone opere. 2 Pt 1,10).


È il testo citato da Don Bosco come fondamento alle sue istruzioni tenute ai chierici ordinandi ed ordinati negli Esercizi di Trofarello del 1868 e ripetute ancora altra volta a Trofarello nel settembre dell'anno successivo; un'altra volta ancora nella sua circolare latina dell'8-XI 1-1880; e questa medesima idea completava con un altro testo: «Maneamus in vocatione in qua vocati sumus» (Restiamo saldi nella vocazione nella quale siamo stati chiamati), che è un adattamento del testo preso dalla prima lettera ai Corinzi 7,20: «Unusquisque in qua vocatione vocatus est, in ea permaneat» (Ciascuno rimanga nella situazione in cui era quando è stato chiamato).
Testo scritturistico quindi caro a Don Bosco e da lui più volte citato... Io, che sono un povero salesiano e che parlo da salesiano, rivolgo a voi queste parole perché costituiscono la direttiva spirituale che vi deve guidare come salesiani e come chierici studenti aspiranti al Sacerdozio. La materia che tratterò sarà adattata per voi e studiata solo per voi, studiata per i chierici religiosi, salesiani, prossimi al Sacerdozio, assommando ogni cosa nel concetto unico della salesianità.
Noi dobbiamo vedere tutte le cose secondo Don Bosco. Nella mia lunga vita di salesiano e nei miei studi personali mi sono convinto che per noi salesiani non deve esserci altra direzione nel lavoro spirituale, altro testo sul quale fondarci per dirigere le nostre idee, se non la figura, le parole, le tradizioni di Don Bosco. Don Bosco non è solo un esempio da citare, ma il nostro modello, il nostro maestro, il nostro tipo; dev'essere il nostro testo, non perché semplicemente, essendo salesiani, abbiamo come Fondatore S. Giovanni Bosco, ma perché la Chiesa, canonizzando Don Bosco, ha inteso canonizzare lo spirito con il quale si è fatto santo: questa forma di vita è precisamente quella che ci ha lasciato come esempio e tradizione e che forma la nostra eredità, la nostra direttiva. Noi non dobbiamo andare a cercare nelle biblioteche nessun altro tipo: la nostra serie di volumi ha un solo nome: Don Bosco! Questo non è feticismo, ma dovere; c'è la parola infallibile della Chiesa; l'autore dell'«Ami du Clergé» dice che quando si fanno beati, si può discutere se entra la infallibilità, ma quando si tratta di canonizzazione, più cattedra di quella di S. Pietro non c'è; è una infallibilità categorica, c'è di mezzo l'infallibilità della Chiesa stessa che dice Don Bosco santo, il nostro santo, perché è vissuto così, e noi dobbiamo vivere come è vissuto lui, vivere la sua tradizione, la sua vita stessa, facendo come egli ci ha insegnato. Secondo questo testo viviamo la nostra vocazione e saremo sicuri di farci santi.
Ho detto questo perché tutto il mio parlare avrà una specie di monotonia facendo sempre capo ad uno stesso nome; tutto il nostro lavoro deve essere in noi la costruzione, il perfezionamento o finitura della salesianità, che consiste in questa semplice teoria: Don Bosco ha voluto così, ha fatto così, ha insegnato così, è vissuto così; ed io per essere salesiano di Don Bosco, devo essere così; e tutte le nostre considerazioni termineranno con altrettanti «così», i miei discorsi devono essere 12 «così» di Don Bosco ed ultimo sarà: «eja, eja... così!».
«Quapropter magis satagite, ut per bona opera certam vestram vocationem et electionem faciatis» (Quindi cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione con le buone opere). Se Don Bosco fosse qui al mio posto, si toglierebbe la berretta, se la rimetterebbe e comincerebbe così: «Quindi...» perché questo è il pensiero suo per i chierici ordinandi, perché l'idea di Don Bosco è che la direzione del lavoro spirituale dev'essere rivolto ad assicurare la nostra vocazione e la nostra elezione mediante le buone opere, mediante un giusto e santo tenore di vita. Ecco il concetto di Don Bosco: «Noi salesiani abbiamo una vocazione ed una elezione»; ossia, tutti diciamo di avere una vocazione, e noi salesiani, chiamati alla vita chiericale, abbiamo una vocazione speciale, oltre quella comune a tutti, quindi il testo scritturistico può essere compreso in quanto si allude alla nostra vocazione generica e specifica che è vocazione superiore ed una scelta; siamo dei salesiani scelti, abbiamo una distinzione; il lavoro d'imboscamento che intendo fare durante questi esercizi s'incomincia quindi anche a sentire nell'uso dei testi. Le nostre non sono due vocazioni, ma una nell'altra, una è appoggio dell'altra: essere sacerdoti è culmine della salesianità, essere salesiani è mezzo pratico per essere buoni sacerdoti. Non si può essere buoni salesiani e cattivi preti, né buoni preti e cattivi salesiani. Non si può, perché la nostra vita non è una qualunque vita, ma è vita del buon salesiano; il nostro destino è stato ordinato al destino dei sacerdoti. Don Bosco è uno solo, tutto d'un pezzo: è un santo salesiano e sacerdote, è un sacerdote e salesiano.
È indispensabile essere buoni salesiani quali ci pensò e volle Don Bosco per essere e riuscire buoni sacerdoti come fu Don Bosco e come ci avrebbe voluto, come d'altronde nel mondo un sacerdote non può dispensarsi di essere un galantuomo ed un buon cristiano.


Il decalogo salesiano
Come Don Bosco voleva i suoi salesiani? Ecco:

  • Chi non vuol lavorare, non è salesiano.
  • Chi non è temperante, non è salesiano.
  • Chi non è povero in pratica, non è salesiano.
  • Chi non ha cuore, non è salesiano.
  • Chi non ha purezza, non è salesiano.
  • Chi è indocile e libertino, non è salesiano.
  • Chi non è mortificato, non è salesiano.
  • Chi non ha retta intenzione, non è salesiano.
  • Chi non ha un'anima eucaristica, non è salesiano.
  • Chi non ha devozione mariana, non è salesiano.
Voltate la formula al positivo e voi avrete il Decalogo del salesiano.

 

Il buono spirito salesiano
Chi è il salesiano di buono spirito? La parola: «buono spirito» serve per distinguere i veri religiosi dai mestieranti di convento e della vita religiosa. Il vero religioso ha buono spirito, il mestierante di dozzina è quello contro cui combattono il Gasquet ed il Maurin, benedettino. Il buono spirito distingue il buon religioso che penetra a fondo lo spirito e la tradizione del proprio istituto e non guarda solamente al meccanismo esteriore del mestierante, che non ti sbaglia una regola ma ti lascia bruciare la casa!
Il buono spirito è dato dalla tradizione del proprio istituto: spirito nel senso di tradizione è vivere le opere secondo lo spirito e la tradizione.
Come si mostra nella nostra pratica di poveri salesiani? Si mostra nell'affezione, nell'interesse alle cose della Congregazione, interesse anche per le cose esteriori e materiali. Ci s'interessa delle cose della casa, ci si sente tutti salesiani in questo spirito di solidarietà così prezioso per cui Don Bosco scrive la sua lettera inedita del 1885. Si mostra con la dirittura dell'intenzione, che ricerca il bene per il bene e non per egoismo e per sete di onore. Cerca unicamente la gloria di Dio (questo costituisce il primo punto di quella famosa circolare).
Dimostra disinteresse e sacrificio personale, che è contro al “quaerunt quae sua sunt” (Cercano il proprio interesse). Non si mette in vista né cerca di piacere, non lavora per la carriera, non cerca di tenersi indietro o scusarsi per non far niente, ma lavora con zelo. Il Papa dice: spirito di nobile precisione, impegno nel lavoro, spirito di lavoro, cura del lavoro, ricerca del lavoro. Non rifiuta nulla, non si lagna continuamente: il giovane professore che dopo due ore di scuola si mostra vittima del lavoro, non ha buono spirito. Il lamentarsi troppo non è spirito salesiano, mentre invece è buono spirito l'osservanza semplice, cordiale e non paurosa, sincera e volonterosa del Regolamento. È buono spirito di semplicità dei costumi, la pratica della povertà nel tenore di vita, il contentarsi di tutto, specie negli apprestamenti di tavola. È bontà e tolleranza; è l'“obsecro vos ut digne ambuletis vocationem, in qua vocati estis, cum omni humilitate et mansuetudine, cum patientia, supportantes invicem in cantate, solliciti servare unitatem spiritus in v'inculo pacis” (Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace Ef 4,1-3).
Spirito di bontà, di tolleranza ed unione, come scrive Don Bosco nella seconda parte della sua lettera. D. Cagherò insisteva sempre su questo tasto; docilità che è contraria alla mormorazione, che è ubbidienza, mortificazione, temperanza, è il saper vivere senza tante cose. Tutto il contrario è la mancanza del buono spirito: regno dell'ozio, della gola, della mormorazione, dell'egoismo personale, dell'apatia, del disfattismo, che vede male ovunque; dell'inosservanza, della discordia, della mondanità, della perdita di tempo; soprattutto del bisogno di eccezioni; quando un salesiano ha continuamente bisogno di eccezioni (e si potrebbe chiamare il «signor Ma Lui…») non ha buono spirito. Il Card. Cagherò aveva questa formula: «Il buon salesiano esce di rado, vive ritirato, mangia poco, lavora molto, s'alza presto, osserva la regola, vuole bene a tutti, prega spesso, è sincero». Il profilo salesiano presentato mediante antitesi, è tale che nessun ordine religioso lo può attribuire a se stesso. “Il salesiano è austero ed allegro; è divoto e disinvolto; è esatto e libero di spirito; laborioso e disinteressato; modesto e intraprendente; casto e sa trattare; prudente e schietto; umile e coraggioso; bonario e sa essere eroico; povero e fa la carità; amorevole con tutti e dignitoso; temperante e discreto; docile e zelante; schietto e rispettoso; studioso e versatile”. 15 antinomie che fanno del salesiano un tipo tutto caratteristico e invidiato dagli altri. Il salesiano è la negazione di ciò che è posa, doppiezza, ricercatezza, egoismo, bene stare, comodità, gola, accidia. Don Bosco è nato con 4 cose in testa che gli ripugnavano: l'aveva con l'ozio, l'intemperanza, l'immodestia, la mormorazione. Tre per natura e una gli si era aggiunta per esperienza. Molto caratteristico è un motto del card. Cagherò: “Poltroni, mangioni, testoni e sornioni non fanno per Don Bosco e Don Bosco non li vuole”.
Ho trattato così l'argomento, perché il chierico studente rischia di dimenticare la vita essenziale, pratica e di vivere solo per i suoi studi e la disciplina, trasportando tutto nel mondo dei suoi libri e dimenticando il resto, in modo che quando dovrà tornare al lavoro, bisognerà che si rifaccia da capo: allora, rifacciamoci subito!
“Ut per bona opera certam vestram vocationem ed electìonem faciatis” (Cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione con le opere buone). Per essere sacerdoti come Don Bosco, studiamo di essere buoni salesiani come Don Bosco ci ha voluti, ed allora faremo certa la nostra vocazione e ci renderemo degni di elezione.